Stratocaster Liuteria
| Chitarra Elettrica - Recensioni |
Qualche anno fa, due o tre non ricordo bene, presi finalmente la decisione di farmi una chitarra di liuteria. La scelta fu stata pilotata un po’ da una mia fissa, un po’ dalla progressiva perdita di fiducia nei grandi marchi, che molto spesso fanno pagare chitarre il cui valore risiede solo nell’etichetta. Soprattutto mi attirava l’idea di vedermi costruire la chitarra sotto le mie direttive. Così, dopo un anno di “stenti”, mettendo via tutti i centesimi e gli euro che trovavo in giro o che rimediavo, sono riuscito a portare a casa questo che per me è un gioiello.
MANIFATTURA
Iniziamo con l’analizzare il corpo. Il colore chiaro e le venature marcate fanno capire subito che si tratta di un monoblocco in frassino. Inizialmente quello che mi ha stupito di più è stato il peso. Credo che sia nella norma, ma passando da una tenson in compensato a un monoblocco in legno massello la differenza è stata quasi traumatica. Si aggira sui 3-4 kg, che dopo un po’ si maneggiano molto facilmente, e che si distribuiscono bene nella spalla, segno di una buona equilibratura. Ho deciso di mantenere il suo colore naturale, così il corpo è stato verniciato in nitro cellulosa (altra caratteristica che mi ha portato a scegliere la liuteria) che ha solo ingiallito e inscurito l’aspetto del frassino. Il tutto poi è stato abbinato a un battipenna nero che accentuano l’aspetto vintage della chitarra.
Il manico è in acero. E’ l’unico pezzo della chitarra ad essere della Fender, visto che il mio liutaio non ha gli strumenti per costruirlo. La cosa non mi ha disturbato più di tanto però perché il manico viene dalla Custom Shop, ed è stato costruito sotto le nostre indicazioni:
- Acero
- 22 tasti
- frets in acciaio per garantirne una maggiore durata e una migliore resistenza all’usura
- larghezza leggermente minore rispetto allo standard (avevo provato una chitarra da lui costruita con tale caratteristica e mi ci sono trovato benissimo)
- forma a D.
Per quanto riguarda l’hardware l’idea iniziale era quella di montare un ponte con perno a rullo cilindrico, per migliorare al massimo il ritorno del ponte (essendo io un patito della leva), ma causa una non immediata disponibilità del pezzo ho deciso di rimanere sul classico: un vintage tremolo.A questo punto è entrato in gioco il liutaio, un patito del vintage e delle stratocaster anni ‘60/’70, che usa solo ponti esattamente uguali a quelli usati all’epoca. Monta tre molle ed è stato regolato in configurazione flat (tocca il corpo) e con un’azione immediata, dove basta sfiorare la leva per sentirne già gli effetti. Quest’ultima opzione ha un prezzo: quando si fanno i bendings, il ponte si alza un po’ e va a scordare lievemente le altre corde. Inizialmente mi ha dato un po’ fastidio, ma ora apprezzo notevolmente il fatto che non è necessario forzare per dare il giusto tremolo. Visto il mio utilizzo del ponte, ho deciso di usare tutti gli stratagemmi per migliorare la tenuta dell’accordatura, per questo ho fatto montare capotasto in grafite, e meccaniche Scheller M6 autobloccanti. Queste meccaniche sono molto precise, facilitano notevolmente il montaggio di una nuova corda, e garantiscono che non ci siano movimenti della corda mentre si usa il ponte. Insieme con il capotasto in grafite riesco ad usare il ponte anche pesantemente e il più delle volte non è necessario riaccordare.
ELETTRONICA
Per i pick up la scelta iniziale era ricaduta su dei Van Zandt Blues. Purtroppo durante la spedizione l’ultimo set rimasto al negozio dove avevamo fatto l’ordine si è perso tra l’America e l’Italia, così siamo stati costretti a cambiare e vertere su dei Lindy Fralin Blues Special, visto che non potevamo cambiare rifornitore essendo l’ordine già fatto, e i nuovi Van Zandt non sarebbero arrivati se non nel giro di mesi! Questi pick up mostrano subito una buona aggressività, squillanti, soprattutto quello al ponte, come deve essere in una stratocaster, carichi di dinamica e di sustain. Si comportano benissimo in pulito portando ad un bel suono corposo e mieloso usando il pick up al manico, proprio come piace a me, tagliente al ponte, nasale e particolare nelle posizioni intermedie. Nei distorti sono favolosi. Si riesce a sfruttarli al meglio nei suoni crunch con una dinamica spaventosa con cui riesco a passare da un suono pulito a uno distorto grazie alla pennata, ma non perdono assolutamente di efficienza aumentando il gain. Le medio - basse si fanno sentire e di cattiveria ce n’è in abbondanza.
È in queste condizioni che mostrano l’altro grande pregio: il sustain. Sicuramente merito anche di un monoblocco, il suono sembra non morire più una volta che è stata data la pennata. Aumentando ancora il gain certamente le prestazioni diminuiscono, non essendo dei pick up da metal, ma ancora si comportano bene, e qualche escursione “fuori dai canoni” si può fare.
CONCLUSIONI
Concludendo la chitarra è indubbiamente portata per dei suoni blues e rock e naturalmente per i suoni di Gilmour (chi l’avrebbe mai detto ).
Le sonorità sono caratterizzate da un giusto compromesso tra le varie frequenze: riesce ad essere squillante e tagliente sulle note alte, ma non per questo perde nelle medio - basse. Anzi con una scalatura ibrida .10, .12, .16, .28, .38, .48 (GHS Gilmour signature) riesce a tirare fuori dei bei bassi!
Suoi punti di forza sono sicuramente la dinamica molto estesa e il sustain piuttosto prolungato, grazie ai quali ho potuto finalmente abbandonare l’uso del compressore (o utilizzarlo solo per aumentare l’attacco), a cui mi aveva costretto la vecchia chitarra.
L’accordatura tiene benissimo nonostante l’uso del ponte, ed inizia ad avere delle perdite di efficienza con l’invecchiarsi delle corde, ma questo è piuttosto normale.
L’action inizialmente era molto bassa per essere una stratocaster, e non friggeva assolutamente nulla. Ora con il naturale assestarsi del legno si è lievemente alzata, ma nonostante ciò rimane comunque bassa.
Credo di aver parlato di tutto. Sono ipersoddisfatto del mio acquisto, che in totale è venuto 1380€ + 70€ per la custodia rigida, e anche se nel futuro vedo una Les Paul e una Jackson, credo che per molto mi basterà questo piccolo gioiellino!










Commenti
Comunque bell'articolo!
Dei sample no, eh ?
Che hai miriadi di roba SUPER interessante e non trovato ancora un modo per fare dei sample seri
Bisognerà prendere provvedimenti :)
Che spettacolo il frassino...
1) perchè sarebbe stato monoblocco
2) perchè quelle venature l'ontano non le ha
Mi hanno detto che scurisce un po' il suono! E' vero?
Squillante è squillante, questo te lo garantisco, allo stesso tempo ha una buona dose di "grevezza". copre tutto il range di frequenze.
senza contare che poi basta giocare un pò sull'eq per recuperare le eventuali frequenze perse!
Il vero vantaggio è nella migliore capacità di tenere l'accordatura usando il ponte. Finchè le corde non son proprio vecchie vecchie (come adesso) e non si usa il ponte ai livelli di Vai, tra capo in grafite, meccaniche autobloccanti, e un pizzico d'olio nelle sellette, l'accordatura tiene più che bene!
Beh il colore naturale secondo me è uno dei più belli, proprio perchè già il legno da solo ha tutta l'estetica di cui si ha bisogno...ricoprirlo con della vernice secondo me è quasi una violenza!!!:)
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