MONDAY NIGHT - Quel giorno in cui alla Gibson spuntarono le corna.
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Quel giorno in cui alla Gibson spuntarono le corna.
Correva l’anno 1960 circa, le vendite della tanto amata Les Paul erano in calo, l’avversaria Stratocaster attraeva un pubblico sempre maggiore grazie a peculiarità a cui la Les Paul non sapeva fare fronte a meno di privarsi di molti dei suoi tratti distintivi. La musica stava cambiando, si stava evolvendo e altrettanto stavano facendo i chitarristi, in quel particolare periodo, alla ricerca di sonorità diverse da quelle che Les Paul poteva offrire
Questo fu lo scenario in cui nacque una delle chitarre più affascinanti di sempre, sognata da molti e alla quale altrettanti musicisti hanno prestato voto di eterna fedeltà.

Nel 1961, in casa Gibson si decise di rimodernare la Les Paul cercando di sostituirla con un modello che andasse a coprire le nuove esigenze di mercato. Il corpo venne notevolmente alleggerito, due “cutaway” simmetrici comparvero nella parte alta del body, andando a disegnare quei due cornetti che di li a poco sarebbero diventati un marchio inconfondibile.

Definito all’epoca il manico più veloce del mondo, presentava una nuova attaccatura e un diverso spessore, così da rendere più accessibili anche gli ultimi tasti. Nuovo look e nuova anima in mogano diedero alla luce quella che da anni è conosciuta con il nome di SG. Inizialmente venduta ancora sotto la nomea di Les Paul, il nome venne cambiato su richiesta di Les Paul stesso che pare non gradisse a pieno la nuova arrivata, ben presto però, la SG divenne una linea di chitarre a se stante scrollandosi di dosso il compito di sostituta della sorella maggiore.
Dal 1963 in poi la SG, o “Solid Guitar” ha conquistato musicisti di ogni genere con il suo look particolare e il suo sound inconfondibile. Nata in circostanze anomale, quasi rinnegata alla nascita, assolutamente non è una Les Paul e ancora più certamente non fu un tentativo da parte della Gibson di avvicinarsi alla Stratocaster, la SG da sempre rimane unica nel suo genere, tanto da guadagnarsi una lunga linea nell’albero genealogico Gibson.
Nella storia infatti si sono avvicendati molti modelli ognuno con modifiche più o meno sostanziali, ponti mobili bigsby, pickups p90, battipenna piccoli e larghi, manici con e senza binding, in ogni caso la SG ha fatto la felicità dei musicisti più variegati.
Angus Young, Pete Townshend, Eric Johnson, Duane Allman, Tony Iommi, Carlos Santana, Derek Trucks, Eric Clapton, Robby Krieger, Jimi Hendrix e la lista degli utilizzatori famosi sarebbe ancora lunga a volerla proseguire ma ci riserviamo questo tipo di elenchi per altre occasioni.

Dovete però sapere che chi scrive è mosso da un'emozione particolare, in quanto da sempre amante spassionato della “diavoletto” e in trepidante attesa di ricevere dopo qualche anno di continui cambi nel parco chitarre la sua prima SG. Mi sono lasciato fuorviare dall’emozione di questi giorni per scrivere queste due righe in onore di una chitarra che mi ronza in testa fin da quando ho iniziato a suonare.
Il suono della SG è ormai inconfondibile all’orecchio del vostro devoto scrittore, quell’attacco sulle note che pare dire “clack clack” ogni volta che il plettro incontra la corda, il mogano che regala quel suono cupo al punto giusto mai troppo esuberante sulle basse ne sulle alte frequenze, lo stesso suono che molti cercano tante volte ma che sembrano non trovare mai, finendo per sorprendersi sempre quando dopo diversi cambi chitarra arrivano ad attaccare una diavoletto all’amplificatore.
Volevo appunto regalare qualche riga virtuale alla SG perchè, secondo la modestissima opinione del sottoscritto, è una chitarra di cui molto spesso ci si dimentica al momento dell’acquisto. Non è una regola fissa, ma fondamentalemente quando si va a pensare alle grandi di casa Gibson, difficilmente si pensa immediatamente alla SG. Infatti è più facile che la mente corra subito a qualche fantasmagorica Les Paul Custom o qualche hollow-body del Custom Shop, solo dopo ci si accorge che in mezzo a tante stupende chitarre, si nasconde anche un piccolo gioiello. Diciamo piccolo per il suo peso irrisorio, ma in realtà tanto piccola la nostra diavoletta non è.

Ormai sono esattamente 49 anni che calca i palchi di tutto il mondo passando sotto le mani più disparate, e portandosi dietro quella che forse è la sua più grossa pecca e probabilmente anche prima ragione di disinteresse da parte di molti. La SG, fatto ormai risaputo, vista l’attaccatura del manico molto alta sul corpo per consentire accessibilità massima ai tasti e vista la leggerezza del body può risultare una chitarra fortemente sbilanciata.
Tale sbilanciatura consiste in una tendenza della chitarra a “cadere” dalla parte del manico mentre suoniamo, visto appunto il peso del corpo in mogano.
La sbilanciatura è un fattore che scoraggia molti al momento della prova in piedi, infatti per chi non è abituato a tenere ben saldo il manico ma è invece abituato a seguirlo i problemi possono essere molti.
In realtà la posizione calante della SG non è nulla a cui non ci si possa abituare, soprattutto con una buona tracolla in pelle che faccia più grip sulla nostra spalla, ma chissà perchè è più facile abbandonare e volgersi verso altri lidi piuttosto che cercare di adattarsi, rinunciando a una grandissima chitarra oltretutto. In tutto questo non bisogna dimenticare che la SG Standard, quindi uno dei modelli top della serie non Custom Gibson, viene venduta a prezzi che, per una chitarra di tale qualità, sono davvero rari.

La SG è una chitarra dal fascino ormai eterno, destinato probabilmente a non finire mai, da prendere di petto e domare perchè dotata di un carattere forte e poco votato al compromesso, è però una di quelle chitarre che una volta conquistato il nostro cuore non sapremo più toglierci di dosso.
Jazz, blues e ovviamente tanto rock, ha solcato ere e generi uscendone sempre più forte e merita il prestigio e interesse che solo alle grandi si riserva, perchè quella volta che alla Les Paul hanno messo le corna, probabilmente è stato il tradimento migliore della storia.
Francesco Sicheri











Commenti
PS: Verissimo il fatto della tracolla, sceglierla buona e con un interno magari in pelle scamosciata che fa attrito con gli indumenti, permetterà al manico della nostra diavoletto di restare saldo tra le dita!
C'è da dire che è sicuramente una chitarra con carattere, io l'accosto al sound ACDC, ma come ha ben detto francesco, essendo una chitarra storica è passato da mano in mano...vedi Clapton coi Cream
L'ho trovata sempre molto comoda ( oltre che per il peso ) per l'attacatura del manico che permette di sfruttare al massimo la parte alta del manico.
Anche se alcuni modelli hanno un manico dalla larghezza esagerata, direi insuonabile.
Per lo sbilanciamento, con una buona tracolla si risolve tutto
Dico solo che al momento di prendere la mia prima chitarra "seria" ero indeciso fra una diavoletto nera spettacolare, e una strato, quella che adesso è la mia fedelissima primogenita
Prima o poi una arriverà di sicuro ;)
E non dimentichiamo un pivello di nome Sg. Zappa nella lista degli utilizzatori
zare.jezgra.net/misc/adrian/sg_whammy.jpg
67/68
Dal '90 con la stessa chitarra?? Deve essere una sensazione impareggiabile...
p.s. perchè non ti presenti nel forum, così ci racconti un pò di te e del tuo gear?
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