Gibson Melody Maker vs. Les Paul Junior
| Chitarra Elettrica - Recensioni |
“Che umidità.. mi si appannano gli occhiali!”.
Fu questa frase che indusse Oreville Gibson a voler introdurre una tecnologia che permettesse di mantenere un grado di umidità costante all’interno delle sue stanze. Però, all’epoca, se volevi l’umidità potevi andare al mare, Se volevi il clima secco dovevi accendere il camino.
Ma col passar del tempo la tecnologia avanzò (e dovemmo rimangiarla a cena) e si inventarono macchinari in grado di mantenere costante l’umidità di un locale. Questa idea, applicata alla realtà , permise di far soggiornare il legno in ambienti ad umidità (45%) e temperatura controllata in modo da avere una percentuale di acqua costante e conosciuta. La stabilità del legno ne guadagna...
E’ così che Gibson conserva i suoi legni (ma una legnata è una marmellata di legno? Potrebbe essere un buon modo di conservarlo e per avere suoni dolci).
Anche il mogano utilizzato per costruire la Melody Maker è mantenuto in queste condizioni. Che bellezza.

Questa chitarra vide gli albori alla fine degli anni ‘50, in un periodo denominato “Golden Era” (perché le chitarre venivano costruite con il legno il dell’omonimo melo? Ma no!). Corpo sottile, in mogano, manico scorrevole ed una forme del body ormai famose, furono le armi di questa piccoletta. Per risparmiare vennero smontati alcuni humbuckers e ne vennero usati i singlecoil risultanti. Da una Les Paul uscivano 4 Melody Maker, come faceva Alien (mentre surfava – un famoso legume di mare? - con Joe). Se non è economia musicale questa!
Scherzi a parte, queste chitarre erano e sono dotate di uno o due pickups singlecoil (ma si trova la “Joan Jett Signature”, una double-cut, con un humbucker) che ha un suono deciso, mai impastato, piuttosto rotondo, ma lontano da quello del P90.
Ponte wrap-around compensato (per modo di dire…) ma che permette di regolare l’intonazione con una brugola e consente la regolazione delle corde in altezza con le classiche due viti.
Il manico emula la forma di quelli “belli rotondi” che montavano le Les Paul del 1958: sgrossato in fabbrica e rifinito a mano. Non ne esistono due uguali (pare).

Uno strumento semplice, essenziale dal suono deciso e spartano. Molto gradevole da suonare. Una volta intonata e regolata a dovere, diventa uno strumento che fa sognare i polpastrelli (un incrocio fra polli, pavoni e pipistrelli?) e le orecchie.

Potevo non fare un confronto? Eh no. Ma con cosa?
Muginando due volte è arrivato l’idea grazia ad un mio vicino di casa: Rimugi Nando.
Il confronto con la Les Paul Junior è stato un passo obbligato.
Ho impiegato il solito MadAmp G2, ripreso dal solito Zoom H2. Stavolta ho inserito anche l’overdrive ToneBug della T-Rex.
La vincitrice, con di consueto, non esiste. Due strumenti dal feel molto simile, ma dal sound diverso. Le sensazioni che ne derivano imbracciandole sono di pacifica dolcezza, quelle della Melody Maker, e di rude corposità, quelle derivate dalla Junior. Quest’ultima appare più scura, con bassi più decisi ed incisivi (ma mai molari), mentre sono più canini quelli della Melody che squilla come una campanella all’ora di ricreazione, evocando, fra le altre cose, una sensazione simile. Ne deriva una massima di Massimo: Junior per la lezione e Melody Maker per la ricreazione.
Una divertentissima prova “flatulenta” del mitico Phil X.









Commenti
La melody maker mi è sempre sembrata una chitarra "strana", nel senso che somiglia ad una LP esteticamente, ma il suono è decisamente diverso, dovuto sicuramente ai single coil ma anche al minor spessore del corpo.
Citazione:
Condivido la tua disamina da quello che si è sentito dalla perfetta recensione audio-visiva.
Certo, se ti attrezzassi con un bel microfono per l'ampli, sarebbe ancora meglio... ma come si dice, meglio di niente!
p.s. il riff è di un vecchio pezzo di Kravitz, o sbaglio?
Esatto. Il riff è tratto (e riarrangiato) da un pezzo di Lenny, ma suonato da Saul Hudson...
Tra l'altro è un riffone spettacolare, grazie anche per averlo rispolverato!
che è veramente stranetto...un po' più metallico.
Citazione:
ahahhahahahaha
che dire.. proprio nn riesco a farmele piacere :(
le vedo troppo limitate nelle loro possibilità.. anche se devo ammettere che il suono non è malaccio, anzi... non me lo aspettavo, è molto particolare..
Non ti fermare alle apparenze.
Se è stonata (com'era la mia) non demordere.
E' stato sufficiente un ritocco alle ottave, fatto in 2 minuti in negozio (basta la brugola giusta ed un accordatore).
cerco sempre determinate sfumature e una certa versatilità, un unico pu al ponte, per di più single coil lo vedo "limitante" nelle posibilità sonore...
anche se magari nel suo territorio suona alla grande..
Lo so, lo so!
Avere un solo P.U. (e single-coil, pergiunta) è sì limitante, ma ti costringe a ricercare il suono nelle tue mani.
E questo è molto buono per il nostro tocco.
Vero che le alternative sono pochine...ma...OSSUVVIA!
Io l'ho pagata poco più della metà.
Molto fattibile.
Inoltre il fatto che sia quella scritta... beh... è una garanzia ALMENO di rivendibiltà, nel caso lo strumento non dovesse piacerti davvero (intendo dopo che lo hai suonata sul serio, ovvero, per almeno due mesi di fila).
Tanto siamo tutti chitarrai... e ci conosciamo bene!
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