Amarcord: Gibson Joan Jett Melody Maker

La Gibson Joan Jett Melody Maker è stata a lungo la mia numero uno dal vivo nel periodo (di diversi anni) in cui avevo una band che suonava un incrocio tra hard rock e punk. Il motivo è facilmente intuibile: si tratta di una “rock machine” senza troppi fronzoli, con un suono solo ma cazzuto, leggera e maneggevole – perfetta per i live “meno educati”.

Una Gibson USA per circa 500€, con custodia rigida, tastiera in ebano, meccaniche Grover e humbucker Burstbucker 3. Quest’ultimo in particolare a mio avviso suona davvero bene in questa chitarra, un suono affilato e con le palle, dritto in faccia, ma senza risultare fastidioso o poco armonioso, anzi.

Questa chitarra mi è piaciuta talmente tanto da venderla una volta, andare alla ricerca di possibili sostitute, non trovarne di migliori nella sua fascia di prezzo, e ricomprarla qualche mese dopo.

Ovviamente quando parliamo di una Gibson Joan Jett Melody Maker stiamo parlando di un classico “one trick pony” – insomma, la versatilità non è il suo forte… Il suo forte è cavo-dritto-in-un-buon-Marshall-e-spettinare-tutti. E se uno non ha voglia neanche di abbassare il volume tra una canzone e l’altra c’è l’apposito killswitch – che tra l’altro si presta anche a facili effettini ad intermittenza, tanto per aumentare il tasso di show da quattro soldi! 😉

Insomma, una chitarra divertente – ecco di cosa si tratta; peso contenuto ma bilanciata, manico comodo, buon feeling dato dalla famosa verniciatura “faded/worn/satin/come la volete chiamare”, un po’ fragile nel lungo periodo, ma che conferisce in poco tempo quel look “consumato” che si addice al genere, e soprattutto un ottimo suono.

Dritta al punto, proprio come la rocker da cui prende il nome – praticamente l’ideale per un chitarrista rozzo e maleducato come me.

Quindi perchè l’ho data via?

Così come durante il mio periodo di maggiore “frequenza live” (spesso in postacci poco raccomandabili) con la band punk/hard rock ho venduto diverse chitarre di maggior prestigio e più curate esteticamente perchè meno adatte, quando l’attività ha cominciato definitivamente a diradarsi ho ceduto alla tentazione di possedere di nuovo corpi sexy contornati da binding multipli, top fiammati, intarsi in madreperla… Ma ancora oggi alle volte mi manca la sostanza della mia Joan Jett: switch on e rock!

… Il nome della mia malattia? GAS ¹ !

Alla prossima !

¹ Gear Acquisition Syndrome – un termine gergale anglosassone usato soprattutto da chitarristi e fotografi che indica una sorta di sindrome da acquisto compulsivo volta a far desiderare l’acquisto di attrezzature (gear) relative alla propria professione/hobby. (Wikipedia)

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