Home Musica E' Chitarra?...Arrangiamoci Michael Jackson – Beat It!

Michael Jackson – Beat It!

Musica - E' Chitarra?...Arrangiamoci

(dal CD “Thriller”  Epic-1982)

thriller-michael-jacksonBuongiorno a tutti!

Continuiamo la nostra avventura nel mondo della “Chitarra Operaia”, ovvero quella che si nota poco ma costruisce i palazzi.
Per questo appuntamento ho scelto una  canzone quasi contemporanea alla precedente, un brano contenuto nel disco più venduto di tutti i tempi (e questo, al di là dei gusti personali, dovrà pure dir qualcosa), ovvero “Thriller” del compianto Michael Jackson, e la song in esame è “Beat It!”.
Prima di addentrarci nell’analisi musicale del pezzo, mi soffermerei sugli aspetti artistico/commerciali che lo vedono protagonista.
L’album “Thriller” è stato studiato sin dall’inizio per avere il maggior successo possibile, il produttore Quincy Jones ha assemblato, arrangiato e prodotto le canzoni scritte da Jacko per avere un album capace di allargare il bacino d’utenza del suo protetto e trasformarlo da rivelazione della  Motown anni ’70 al “King of Pop” degli anni ’80, per fare questo, adottò una politica molto scaltra nella scelta dei singoli.

Il primo singolo “Billie Jean”, che sicuramente ricordate, aveva il compito di “portarsi a casa” il pubblico solito di Jackson, ovvero quello di colore, amante di un certo R’n’B con venature disco, quello che lo seguiva da ormai un decennio.
Il terzo singolo, quello del botto definitivo, era, ovviamente, “Thriller” ed il suo mini-film di 20 minuti, girato da John Landis, ma per fare in modo che anche il pubblico bianco si accostasse a questo video (sembra strano ma allora esisteva ancora una separazione abbastanza netta tra musica per bianchi e musica per neri) ci voleva un singolo di transizione che “suonasse bianco”, più rock, più adatto all’audience giovane delle potenti radio Fm che si andavano affermando all’inizio degli Eighties.
La scelta cadde appunto su la canzone “Beat It!”, e a questo punto il buon Quincy cosa ti inventa per far suonare “Rock” la canzone? Moooooooolto semplice: chiama a registrare tre ragazzotti che rispondono al nome di Steve Porcaro ai synth, Jeff Porcaro alla batteria e il grande Steve Lukather alla chitarre e al basso, ovvero 3/6 dei “TOTO”…… “THESE COCKS!!” direbbero gli americani, noi usiamo un semplice “‘STI CAVOLI!”….. e come ciliegina sulla torta lo straconosciuto assolo dell’allora “chitarrista più veloce del West” Eddie Van Halen (leggenda vuole che Eddie registrò 2 soli alla prima botta e lasciò scegliere a Jackson quale mettere sul disco, per questo non ebbe un soldo, salvo poi chiedere, per apparire nel video del pezzo, 500.000 dollari, inutile dire che il pragmatico Quincy declinò).
Dopo le note di costume, passiamo all’analisi del brano.    
Cominciamo col dire che gli strumenti a corda sono abbassati di un semitono, ovvero suonano in Mi bemolle, probabilmente per facilitare un’interpretazione più cattivella a Michael, (ma noi ragioneremo come se fossimo in Mi-) e il pezzo si apre con i Synth di Porcaro e subito dopo una batteria elettronica, evidentemente Jones voleva un effetto straniante, qualcosa che rendesse più sorprendente e cattivo l’attacco del riff.
Riff che arriva, insieme alla batteria “vera”, all’unisono col basso (tra l’altro  il fatto che cominci in “levare” fa in modo che la frase risulti incalzante, provatela a suonare sul beat e crollerà tutto):

Spartito1

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Cattivo quanto basta, ma melodico e riconoscibile, il pezzo è subito “marchiato a fuoco” come originale A.O.R. anni ’80, moderno e cazzuto, talmente indovinato che quasi non servirebbe l’ingresso del singer dell’Indiana, il quale snocciola le sue strofe che narrano “scontri tra tipi tosti”, e se il gioco è troppo duro, seguiamo il consiglio di Jacko, ovvero: “beat it!” (più o meno: dattela a gambe, sparisci!).
Ma mentre il nostro canta, la chitarra come si comporta?
Ancora all’unisono col basso (forse Lukather avrebbe fatto prima usando un’octaver?)
Con frasi corte e ritmiche, sempre giocando con i soli tre accordi del brano (capito? Solo TRE accordi!!!) ovvero Mi-, Re, Do (se è per questo sull’inciso abbiamo solo Mi- e Re).

Spartito2

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Sulla seconda strofa si aggiunge un movimento ritmico in sottofondo (sono ottavi “Palm-mute” di Lukather) che servono a variare la seconda strofa dalla prima, e a darle un pò di gas in più in preparazione del ritornello.

Per il ritornello, la ricetta è facile: torniamo sul riff!!  
in modo da ficcarcelo definitivamente nelle sinapsi per non uscirne mai più, il tutto fa da ottimo sfondo alla voce che ripete il titolo con note lunghe, quindi necessita di interventi ritmici che muovano la canzone e le diano dinamicità (oltre che riconoscibilità).
Steve Porcaro esegue dei pad sull’inciso per riempirlo e renderlo un po’ epico, mentre Jeff Porcaro esegue lo stesso pattern praticamente per tutto il brano, con cassa sui movimenti dispari e snare su quelli pari (lo potrebbe suonare anche la buonanima di mio nonno), ma la differenza è il tiro e anche un leggerissimo “Swing” sugli ottavi dell’Hi-Hat che fanno capire perché questo ragazzo divenne uno dei batteristi più richiesti in sala d’incisione, nonché un esempio di musicista seguito da milioni di Fans nel mondo, e fanno godere noi ascoltatori del suo personalissimo drumming
(ricordiamoci che un musicista si giudica da come esegue i fondamentali, da come li personalizza).
Stiamo arrivando al momento “Clou” della canzone (dopo di esso si ripeterà il Chorus, e quindi il riff, “A stufo”);
Il secondo ritornello se n’è andato, chitarra e basso indugiano sulla figurazione ritmica della strofa, ma stavolta rimangono fissi sul Mi- si sente qualche suono, l’attesa cresce, sta per succedere qualcosa, sul canale sinistro si ode un bussare, probabilmente per attirare la nostra attenzione proprio là, dove un certo Edoardo ha appena infilato il jack, messo il volume a 10 e preparato il dito indice...

Alex Cambise

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